Si discute tanto attorno al consumismo che ormai ha impregnato il natale fino alla nausea.
Io vago a vuoto per città, con un sorriso mezzo ebete, a godermi le luci, gli addobbi e gli sguardi allucinati di chi sta cercando gli ultimi regali. Sorvolo sugli sguardi, messi ancora peggio, di chi i regali li deve vendere. Ma non è questo che noto, cammino e respiro l'atmosfera e, nonostante tutto, mi piace.
Quello che non mi piace è la notte che viene una settimana esatta dopo quella di Natale: Capodanno.
I migliori in assoluto li ho passati con i parenti, a zampone, lenticchie e tartine. Il secondo in ordine è quello dell'anno scorso, passato come cameriera (per il quale ho dovuto però rinunciare a festeggiare coi miei, ma c'è di peggio...). In ultima posizione, a pari merito, quelli in cui ci si scervella per fare qualcosa di figo, ci si ritrova in pizzeria e si conclude al freddo fingendo di divertirsi in piazza.
Sarà strano, sarò strana io, ma non riesco a trovare un motivo per cui festeggiare. Il Natale sappiamo quale significato abbia, volendo gli si può aggiungere anche i festeggiamenti per il solstizio d'inverno. Idem per la Pasqua e per l'equinozio di primavera. Ma il capodanno, che motivazioni ha oltre al fatto che un calendario scelto più o meno arbitrariamente, in cui si è deciso di chiamare i giorni con un numero e un mese invece che con nome e cognome, riparte dal principio?
La cosa che fa sorridere è che è più che lecito non festeggiare il natale o la pasqua, ma se si dice a qualcuno che non si festeggia il capodanno "apriti cielo!" (come direbbe la mia mamma ù.ù)
Quest'anno sarà solo una scusa per passare un giorno in più con l'uomo che amo. Una cena preparata con cura, magari un film, una sbirciata dal balcone a guardare i fuochi (sperando ci siano anche quelli oltre i botti) e a dormire.
Nella classifica s'inserirà, probabilmente, prima dei capèodanni passati in pizzeria...